Valutare il rischio di presenza amianto sui luoghi di lavoro

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La tossicità dell’amianto

L’amianto, anche noto come asbesto, è un particolare minerale inosilicato caratterizzato da una consistenza fibrosa. Sino al 1992 la sua produzione era del tutto legale in Italia, con i tetti di edifici privati, pubblici e capannoni industriali che venivano realizzati appositamente con il minerale in questione. Tuttavia, la legge n. 257 dell’anno citato ha cambiato in maniera netta le regole del gioco. Già, perché studi scientifici approfonditi, compiuti nel corso del ‘900, hanno messo in luce la tossicità del minerale, in grado di provocare patologie cancerogene quali il carcinoma polmonare e il mesotelioma pleurico.

Ed è proprio questo il motivo per cui anche in Italia la produzione, la lavorazione e la vendita dell’amianto è stata bandita a tutti gli effetti. Solamente nel nostro territorio, infatti, dal 1993 al 2012 sono stati diagnosticati oltre 20.000 casi di mesotelioma maligno, a fronte di oltre 6.000 decessi ogni anno.

La legislazione italiana, però, arriva leggermente in ritardo rispetto a quella di altri Stati europei. Basti pensare che il Regno Unito adottò misure cautelative nei confronti dei lavoratori a contatto con l’amianto già negli anni ’30. In ogni caso, è sbagliato ritenere che l’amianto sia completamente scomparso dal nostro territorio. Per decenni si è costruito con la fibra di asbesto senza preoccuparsi delle conseguenze medico-sanitarie, con l’amianto impiegato in larga parte nella costruzione di tetti, tubazioni, treni e via dicendo.

Il risultato? Al giorno d’oggi sono più di 350.000 le strutture in Italia che andrebbero bonificate, al fine di metterle in totale sicurezza e ridurre il rischio di intossicazione.

Alla luce di tutto ciò, andiamo alla scoperta delle varie procedure per valutare il rischio relativo alla presenza dell’amianto sui luoghi di lavoro.

Gli obblighi del datore di lavoro

In primo luogo, è bene sottolineare come la pratica di valutazione del rischio di amianto nei luoghi di lavoro sia normata dall’articolo n. 249 del D. Lgs. 81/08. L’articolo descrive gli obblighi in seno al datore di lavoro relativi alla necessità di valutare i rischi nei vari ambienti lavorativi. Si prenda come esempio l’eventualità in cui non sia possibile eliminare la presenza di amianto da una determinata area di lavoro. In questo caso, il datore di lavoro è obbligato a informare tutti i propri lavoratori in merito alla presenza del pericolo in corso. E non è tutto. Il datore di lavoro detiene anche l’obbligo di certificare che l’amianto presente sul luogo di lavoro sia integro a tutti gli effetti. Il minerale, infatti, risulta nocivo esclusivamente nel caso in cui i materiali che lo compongono siano deteriorati, magari in seguito a un danneggiamento da parte di agenti esterni.

Se così non fosse, se l’amianto risultasse perfettamente integro, la rimozione delle sue parti compositive è consigliata ma non obbligatoria.

La certificazione di integrità dell’amianto è ottenibile segnalando la presenza del minerale alle autorità, su tutte l’ASL, che interverrà con una o più ispezioni sul luogo di lavoro al fine di valutare i rischi e i potenziali pericoli. Una volta ottenuto il certificato, il datore di lavoro è tenuto a monitorare gli ambienti lavorativi in maniera costante. L’attività di monitoraggio si rende essenziale al fine di constatare l’eventuale presenza di fibre di amianto nell’aria dei locali di lavoro. Anche i lavoratori saranno tenuti a sottoporsi a controlli clinici, così da scongiurare l’inalazione delle particelle tossiche e verificare il reale stato di salute dell’organismo.

Il monitoraggio costante degli ambienti di lavoro

Il certificato di integrità dell’amianto è il primo passo per valutare il rischio di tossicità all’interno degli ambienti di lavoro. Il passo successivo è quello di concepire un ulteriore piano di monitoraggio che preveda l’analisi costante degli ambienti di lavoro. Il piano andrà necessariamente costruito con il medico aziendale, al fine di campionare la qualità dell’aria presente negli spazi lavorativi. I dati relativi al campionamento andranno trascritti tra le pagine del Documento di Valutazione dei Rischi. Il documento serve proprio per valutare l’effettiva pericolosità delle aree sulle quali insisteva (o insiste) l’amianto, e la presenza di eventuali incrementi del tasso di amianto nell’aria è il segnale che un’operazione di bonifica andrà effettuata al più presto.

Nell’eventualità in cui si verifichi un incremento della percentuale di amianto, il fenomeno andrà immediatamente comunicato all’ASL. E poco importa che i valori di amianto siano ancora entro la soglia massima consentita: un qualsiasi aumento della percentuale va segnalato con grande tempestività.

Le operazioni di bonifica

Qualora si manifestasse la necessità di procedere con una bonifica delle aree di lavoro, lo smaltimento dell’amianto andrà effettuato esclusivamente da un personale qualificato. Anche in questo caso è la Legge n. 257 del 1992 a fornire maggiori precisazioni in merito alle modalità di rimozione delle parti in amianto: la normativa, infatti, stabilisce anche quali sono le protezioni da adottare per proteggere il corpo durante l’esecuzione delle opere di bonifica, oltre a informare sui rischi che si corrono nello svolgimento delle operazioni.

Le imprese che saranno tenute a rimuovere l’amianto dovranno poter lavorare con strumenti all’avanguardia, pena l’impossibilità di portare a termine le operazioni secondo le norme relative alla sicurezza sul lavoro.

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